Reverse Factoring, il sostegno alla filiera

Il reverse factoring è una modalità di finanziamento che sta prendendo sempre più piede in Italia. Questo strumento, noto anche come credito di filiera, ha come obiettivo quello di agevolare il finanziamento delle imprese parte di una filiera produttiva, mettendo a disposizione risorse fresche ai fornitori e appoggiando il rischio sull’azienda capo-filiera.

In sostanza, a fronte di un accordo preventivamente siglato tra una banca, una società di factoring oppure un altro investitore, e la principale azienda della filiera, le imprese fornitrici di quest’ultima cedono al finanziatore il credito vantato nei suoi confronti, a un tasso di interesse più basso rispetto a quello al quale si finanzierebbero in assenza di tale accordo.

Ma questo non è l’unico vantaggio del reverse factoring. Grazie a questo tipo di accordi, le aziende leader della filiera hanno infatti la possibilità di offrire una stabilità finanziaria ai propri fornitori riuscendo allo stesso tempo a fidelizzarli.

Per questi ultimi il reverse factoring rappresenta un polmone di finanziamento importante, considerati i tempi di incasso delle fatture sul mercato italiani che, secondo i calcoli di Euler Hermes, uno dei leader mondiali nell’assicurazione dei crediti, è di circa 85 giorni contro una media mondiale di 64 giorni.

Che il credito di filiera sia uno strumento importante per sostenere molte aziende lo hanno compreso bene anche le grandi banche.

L’aspetto più efficace per le filiere produttive è la creazione di una relazione di fiducia e continuativa con chi fornisce le soluzioni di factoring. In questo senso, UniCredit Factoring, insieme a UniCredit, ha siglato una serie di accordi con alcune delle principali associazioni di categoria (FederlegnoArredo, Unione Italiana Vini, Confesercenti, Unindustria Treviso, Assolombarda, Sistema Moda Italia, Aiop, Asfo, Anisap, Confindustria Padova, Confindustria Piemonte e Confindustria Modena) in base ai quali la società di factoring della banca di Piazza Gae Aulenti metterà a disposizione delle aziende associate il proprio panel prodotti, con particolare riferimento al reverse factoring, consentendo così di agevolare in modo significativo l’accesso al supporto finanziario per le imprese appartenenti alle diverse filiere produttive.

Questo tipo di accordi consentiranno alle pmi parte di una filiera di ottenere un maggior accesso al credito, condizioni migliori e più velocità di smobilizzo.

Le aziende capo-filiera potranno dal canto loro stabilizzare e fidelizzare i fornitori, rimodulare i tempi di pagamento e ridurre complessità e costi amministrativi.

Ma siamo solo all’inizio di una rivoluzione culturale che, se opportunamente sfruttata da parte delle aziende, potrebbe portare non pochi vantaggi al sistema produttivo italiano.

Attualmente, infatti, quella del credito di filiera è un’opportunità ancora poco sfruttata.

Secondo i dati dell'Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato potenziale del Supply Chain Finance in Italia è pari a 637 miliardi di euro (di cui il 74% di crediti verso clienti e il 26% verso le consociate), il più importante in Europa, di gran lunga superiore a Germania (582 miliardi), Francia (529 miliardi), Regno Unito (411 miliardi), Spagna (341 miliardi) e Olanda (170 miliardi).

Ma il mercato servito si ferma solamente al 23% del totale (il 29% se si considerano solo i crediti verso i clienti), pari a oltre 146 miliardi di euro, per il momento ancora dominato da soluzioni tradizionali, come l’Anticipo Fattura, cioè il finanziamento delle fatture non ancora riscosse che passa dagli 87 miliardi del 2015 ai 75 mld del 2016 (-13,8%), e il Factoring tradizionale, la cessione di crediti commerciali vantati da un’azienda verso i debitori che sale del +6,6% a quota 58 miliardi. E di questa cifra solo 3 miliardi (+7% rispetto al 2016) fanno capo al reverse factoring.

Ci sono dunque importanti margini di crescita nel credito di filiera che potrebbero essere sfruttati anche grazie al Fintech

“Il Supply Chain Finance in Italia è ormai una realtà affermata, che evolve verso nuove prospettive. Il mercato servito si consolida, con un’attenzione crescente verso le soluzioni innovative, anche se quello potenziale resta ancora molto rilevante, con grandi opportunità ancora da cogliere in particolare per il supporto delle PMI”.

Federico Caniato, direttore dell'Osservatorio Supply Chain Finance

Nonostante le soluzioni tradizionali di Supply Chain Finance coprano ancora la maggior parte del mercato servito, in Italia si stanno diffondendo soluzioni innovative.

Una di queste è il Purchase Order Finance, l’impiego di un ordine ricevuto da un cliente con elevato merito creditizio come garanzia per ottenere un finanziamento: rispetto alle soluzioni tradizionali, il focus del finanziamento si sposta dalla fattura all’ordine, supportando l’acquisto dei materiali o prodotti necessari a produrre quanto ordinato.

Un’altra è il Dynamic Discounting, il pagamento anticipato a fronte di uno sconto proporzionale ai giorni di anticipo, che consente il finanziamento anche solo tra attori della filiera senza coinvolgere finanziatori terzi.

Poi c’è l’Equipment Finance, l’insieme di strumenti finanziari a supporto dell’acquisto di asset durevoli, che estende a questi i tradizionali confini del Supply Chain Finance.